
I casi di abbandono e abuso dei bambini o, addirittura, di infanticidio occupano sempre più spazio nelle pagine di cronaca dei giornali: mentre in Italia si discuteva del caso di Cogne e di quello del piccolo Samuele, negli Stati Uniti l’opinione pubblica era stata presa dal caso di Andrea Yates, una trentasettenne che aveva affogato i suoi cinque figli. Ma cosa spinge una mamma a fare una cosa simile?
La condizione di “essere madre” comporta l’investimento di un grande, grandissimo amore. Tuttavia, in alcuni casi, tale condizione potrebbe arrivare a generare anche un violentissimo odio, per cui una madre può arrivare addirittura ad uccidere il proprio figlio. “Essere madre”, in ogni caso, non protegge la donna dalla possibilità di far del male al proprio bimbo e questo viene confermato da un recente studio americano pubblicato sulla rivista Pediatrics.
I medici dell’ospedale pediatrico del Texas e i neuro - scienziati del Baylor College of Medicine di Houston hanno annunciato che il sorriso dei bambini accende d’amore il cervello della loro mamma, attivando le aree neurali del piacere. Gli esperti hanno osservato, con la risonanza magnetica funzionale, l’attività del cervello di 28 neomamme di fronte alle foto dei propri bimbi. Quando le giovani mamme scorgevano il viso sorridente del proprio figlio, le aree associate allo striato, al lobo frontale e alla zona ventrale della sostanza nigra aumentavano il rilascio di serotonina che, tra l’altro, controlla l’umore e la cui diminuzione è spesso causata dalla depressione e da disturbi psichiatrici anche gravi.
I risultati di questo studio sono importanti perché offrono nuovi indizi per capire le basi fisiologiche dell’attaccamento. Il rapporto tra la madre e il figlio è importante per lo sviluppo emotivo del bambino. In alcuni casi, però, quella che si ritiene essere un’empatia naturale tra madre e figlio non si sviluppa correttamente; capire il meccanismo di reazione cerebrale della madre al sorriso o al pianto del proprio bambino può aiutare a capire cosa non funziona quando le madri non sono in grado di stabilire un rapporto con il neonato e a prevenire le situazioni di rifiuto, abuso e maltrattamento dei bambini.
Maria Consiglia Izzo
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